Arrivare agli occhi dei consumatori è sempre più facile, preciso e persino conveniente. Pensare che poi il resto avvenga in modo automatico per chi fa comunicazione è un errore. Dobbiamo fare messaggi per il cervello e per il cuore, non per gli occhi. Gli occhi sono solo lo strumento per arrivare a gli inquilini del nostro corpo che contano davvero, CUORE & CERVELLO. Entrambi, sono avidi di emozioni e se se quello che gli mostriamo non glie ne provoca, staccheranno i contatti con gli occhi e forse, smetteranno anche di pagare l'affitto.

Perché i due rispettabili abitanti del nostro corpo, va detto, sono assolutamente dei drogati, dipendenti cronici di emozioni in costante crisi di astinenza. Chi fa comunicazione non può ignorarlo. C&C ne vogliono sempre di più, e più glie ne diamo più ne vorranno, e se uno dei due è felice, renderà felici il proprio proprietario e il proprietario felice, sarà riconoscente alla marca che ha prodotto le endorfine che nutrono i due tossici.

Emozionare le persone, vuol dire lasciare un segno, dare una scossa emotiva al target, diventare il suo pusher di emozioni e lui ci ricambierà con la fedeltà.

Avete mai notato quali caratteristiche abbiano gli spot che fanno record di view online? Emozionano!
Producete contenuti che emozionano e saranno gli utenti a cercarvi, senza doverli inseguire (spesso inutilmente). Ecco, alcuni esempi di record, più o meno recenti:

Volvo Trucks, +80Mio

Nissan +22Mio

Android +19Mio

La Tailandia sta diventando un prolifico produttore di emozioni in video, dall'ultimo Vizer (+7Mio) al ormai famoso spot della TrueMoveH (+19Mio) passando da quelli della TVC Thai Life Insurance, Unsung Hero (+26Mio) e Street Concert (+7Mio)

I consumatori credono che dietro le loro scelte ci siano processi razionali e precisi, ma la realtà è che le emozioni guidano i nostri processi decisionali più di quanto noi stessi crediamo.

Le emozioni, rendono un cliente non solo più soddisfatto, ma più connesso e legato al brand, proprio come un "tossico" torna dal proprio pusher.

Il vero errore che molti brand fanno è quello di non prendere in considerazione le emozioni dei propri consumatori perché il loro posizionamento va più che bene.
Ma questo non basta. Scott Magids, Daniel Leemon e Alan Zorfa di Motista hanno scritto un eccellente articolo, che trovate su Harward Business Review, in cui è interessante vedere come l'ECS (Emotional Connection Score) sia in alcuni casi ben lontano dalla considerazione del brand. Insomma, sembra che anche su brand famosi e ben posizionati ci siano grandi margini per coinvolgere gli utenti emotivamente ed aumentare la loro connessione emotiva, portandoli a spendere in media (perché alla fine è li che nel bene o nel male si deve andare a parare) più di 400$ annui rispetto ai clienti "semplicemente" molto soddisfatti!

E non pensiate che sia un problema di prodotti! Persino per la telefonia si possono fare spot che emozionino invece di deprimere la virilità di qualche star hollywoodiana. Telecom, in Italia, lo fece persino prima degli smartphone!