C’è bucket e #bucket

Si sa, chi fa comunicazione si lascia trascinare a volte dalla foga, altre dalla moda, altre ancora, (più rare) dall'idea, ma quasi sempre dalla fretta e questo comporta un'alta probabilità di commettere errori o gaffe. Deve essere successo proprio questo a chi, qualche giorno fa ha creato, un po' ingenuamente, per una nota compagnia aerea un concorso a premi destinato ad Australiani e Neozelandesi in cui li si invitava a descrivere, con 500 caratteri massimo, dove sarebbero voluti andare e cosa avrebbero voluto fare come "ultimo desiderio". Si perché il concorso intitolato "Bucket List" è...

#Icebucketchallenge, Oscar Wilde avrebbe partecipato.

#IceBuckeChalleng. È stato il tormentone di un'estate mai arrivata (almeno in Italia) e come tutti i tormentoni ha richiamato elogi, critiche e polemiche. Beh, io credo sia stata una delle più grandi azioni di comunicazione di quest'anno (un motivo nobile, un messaggio chiaro, una call to action alla portata di tutti), un'operazione che se fosse nata da un qualche pubblicitario l'avremmo vista al Festival di Cannes. Come tutte le attività virali di carattere globale, non si sa con precisione quando e perché sia nata né da chi, ma prendiamo buona la versione che sia nata...